Kyoto

11 September 2005

I mondiali giapponesi si sono appena conclusi. Un tifone ne aveva pregiudicato l’inizio regolare previsto per domenica 28 agosto allertando l’efficientissima macchina organizzativa nipponica che, a tempo di record, e ricordando l’opera laboriosa delle formiche, smontava e rimontava tutto ciò che “Mawar” avrebbe potuto danneggiare.
Iniziati con un giorno di ritardo, le regate si susseguono giorno dopo giorno in maniera regolare ma, con temperature che fanno ricordare più che altro le regioni del Maghreb!
Ognuno prende le proprie contromisure, mentre le formiche operaie offrono con estrema cortesia acqua semplice, ipotonica e thè, bevande fresche quanto basta per alleviare la sete.
I salmoni del Nagara River, intanto, non ne vogliono sapere di fermare la loro risalita lungo il corso d’acqua e, qualche perplessità matura fra atleti e tecnici sulla regolarità del campo. Una commissione di controllo verifica successivamente, testimone il nostro Carlo Mornati, che il differenziale tra le corsie è irrilevante. Meglio così!
Le eliminatorie sentenziano.
Qualche equipaggio italiano rimane vittima delle velleità altrui. Qualche altro invece fa capire di avere lo spirito dei samurai.
Quando le regate si saranno concluse, dopo una full immersion sul Nagara Race, gli equipaggi italiani portano a casa 8 medaglie consegnando nelle mani del loro Presidente Renato Nicetto e dei suoi consiglieri il Team Trophy assegnato dalla FISA.
Sul Nagara cala il sipario.
E scende anche la pioggia! Ma che fa!!!
Gli equipaggi stavolta si scompongono, rompono le righe, a cercare nuove sinergie, nuove compagnie; promiscue per i più arditi, alla ricerca della cultura locale per molti altri o, del desiderio di dare quattro calci al pallone nello spazio ritrovato sotto i ponti della “Hashima Station”, come scugnizzi.
Il giorno dopo anch’io cercavo col mio obiettivo qualcosa di diverso che l’espressione tesa allo sforzo o la gioia di chi entra nell’Olimpo.
Così ho seguito a ruota un gruppetto di atleti e tecnici in visita a Kyoto.
Nihon no Furusato, “il cuore del Giappone” , ai piedi del Monte Hiei, risparmiato dai bombardamenti degli Alleat durante la seconda guerra mondiale.
Con me, la mia fedele nikon per catturare fugacemente qualche immagine di vita locale.
Il capitano della spedizione, con il suo itinerario studiato anzitempo a tavolino, è Mario Palmisano, centrobarca dell’otto, anzi del nove. Con lui Gaetanino Iannuzzi, guida sicura e Lorenzo Carboncini prodiere della stessa barca.
E poi, Leonardo Pettinari e Stefano Basalini divisi dalla medaglia di bronzo per soli 10 centesimi, Mauro Mulazzani, prodiere del quattro senza posillipino vincitore della piccola finale, Edoardo Verzotti, lariano, secondo alle spalle degli australiani in due con.
Dulcis in fundo, due tecnici anch’essi medagliati nella medesima specialità, il 2 senza, heavy e lightweight, terzi entrambi: Valter Molea e Franco Cattaneo. Campani di adozione trapiantati a Sabaudia, rispettivamente delle FF.OO. e FF.GG.
Lo Shinkansen ci conduce, sfrecciando velocemente tra le risaie, fino alla Kyoto Station, avveniristica architettura per un sistema ferroviario di grande efficienza, proprio ai piedi della Kyoto Tower altro punto di riferimento architettonico della città.
Il ticchettio della pioggia sugli ombrellini di plastica trasparente sono la colonna sonora della giornata, o meglio, come scherzosamente ha fatto rilevare qualcuno, “ un vero kyoto fisso”.
La “passeggiata”, per così dire, prende il via.
Ma, ahimè, per deformazione professionale somiglia verosimilmente sempre più ad una gara!
Il passo lungo e frequente non dà tregua a chi come me vorrebbe soffermarsi sulle cose. Ma forse è giusto così. C’è poco tempo, e tanto da vedere.
Ognuno carpisce ciò di cui è capace ed io, volendo cogliere l’attimo, rimango sempre un po’ attardato fino a quando, dopo aver visitato il tempio Kinkakuji o del padiglione d’oro, il tempio zen di Ginkakuji o del padiglione d’argento, i giardini della villa imperiale, e ancora Sanju – sangen -do, il tempio della dea buddista della misericordia Kannon, mentre ero all’interno del handcraft Kyoto center”, una voce italiana mi chiama per nome e cognome e mi ricorda che oramai il negozio è chiuso.
Scoppio a ridere nel momento in cui scopro che la voce era quella del pisano Pettinari e che tutte le commesse erano in fila dinanzi alle scale aspettando che io scendessi per chiudere la loro giornata di lavoro.
E noi la nostra gita, conclusa al tavolo di un ristorante tipico.
Tempura, ottima frittura di gamberi, innaffiata da birra.
Cin, cin!!!
Arigato!
Grazie ragazzi per questa splendida… “passeggiata”.

Testo e foto di Mimmo Perna


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...