il sacro fuoco di Olimpia

 

 

Le origini 

La torcia olimpica arde durante lo svolgimento dell’Olimpiade nel braciere olimpico ed è uno dei simboli dei Giochi Olimpici. Il fuoco ha sempre giocato un ruolo importante nella vita dell’uomo: la sua padronanza ed il suo uso sono alla base dello sviluppo della civiltà.

Le origini della torcia risalgono in Grecia, quando un fuoco sacro era tenuto acceso per tutto il periodo delle Olimpiadi Antiche.
Per gli antichi greci, il fuoco aveva una connotazione divina: il mito narra che fosse stato rubato agli Dei dall’eroe Prometeo per donarlo agli uomini, ed a causa di questo furto sottoposto ad eterno supplizio. Un fuoco sacro era perciò perennemente acceso nei templi e certamente anche sull’altare del tempio di Estia a Olimpia.

Durante i Giochi Olimpici, tenuti in onore a Giove, venivano accesi altri fuochi nel tempio a lui dedicato ed in quello della dea Era.

Nel 1928, ad Amsterdam, la fiamma appare ai Giochi per la prima volta; l’idea di una torcia olimpica per le successive edizioni fu poi accolta con entusiasmo.
Nel 1936, il dirigente e scienziato tedesco dello sport Carl Diem concepì l’idea di una staffetta per i giochi olimpici di Berlino: 3.422 tedofori portarono la fiaccola da Olimpia a Berlino e l’ultimo tedoforo, Fritz Schilgen, accese il braciere nello stadio ed in seguito questa staffetta divenne anch’essa una tradizione dei Giochi Olimpici

Il fuoco
La fiamma viene accesa nelle antiche rovine del tempio di Era con una cerimonia che richiama la coreutica antica sia per la coreografia che per i costumi. 

Il fuoco viene acceso ponendo una fiaccola all’interno di uno specchio parabolico concavo rivolto verso il sole: i raggi così concentrati al centro del recipiente provocano un intenso calore che permette lo sprigionarsi della fiamma.
Una delle undici sacerdotesse passa poi la fiaccola al primo tedoforo: questa raggiunge quindi la città che ospita i Giochi Olimpici grazie ad una staffetta formata da innumerevoli tedofori. Tra di essi  si contano atleti e celebrità, ma per la maggior parte si tratta di persone comuni.

La staffetta della torcia olimpica termina il giorno della cerimonia di apertura nello stadio principale dei giochi: l’ultimo tedoforo (tenuto spesso segreto fino all’ultimo momento), usa la fiaccola per accendere la fiamma nel braciere.

La fiamma brucia per tutto il periodo di celebrazione dei Giochi Olimpici e viene estinta durante cerimonia di chiusura per venir poi riaccesa per l’edizione successiva.

Tecnologia e Design
Per ogni edizione viene creato un nuovo modello.
Durante il lungo viaggio la fiamma deve restare accesa sopportando condizioni climatiche avverse come pioggia, neve e vento fino a 120km/h, deve resistere a temperature dai –20°C a + 25°C e funzionare sia al livello del mare sia in alta quota.
Deve essere in grado di bruciare per lungo tempo nel caso in cui i tedofori abbiano problemi durante il percorso.
Nel 1936, quando fu organizzata la prima torch relay, non v’erano modelli disponibili che permettessero di sopperire a tutti questi inconvenienti. Furono necessari esperimenti per determinare la forma migliore ed il combustibile più adeguato.
Magnesio, polvere da sparo, resina, olio d’oliva questo ed altro fu utilizzato quale carburante per la fiamma olimpica.
Oggigiorno una cartuccia di gas nel corpo della torcia è la soluzione più utilizzata. Il tipo di gas può influenzare sia il colore della fiamma che l’intensità. 

La fiaccola ha avuto all’incirca la stessa forma e sembianza durante tutti i primi giochi.
L’evoluzione della tecnologia e lo studio di nuovi materiali hanno dato la possibilità di creare oggetti con nuove forme e colori: i modelli sono quindi differenti per ogni edizione dei Giochi Olimpici anche a voler presentare attraverso quest’oggetto la particolarità del paese ospitante.
Oggigiorno le torce olimpiche sono prodotte in grandi quantità, e questo permette ad ogni tedoforo di conservare la fiaccola dopo la partecipazione alla torch relay.
Sono usciti dallo stabilimento Pininfarina di Grugliasco i primi esemplari della torcia dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006: il concetto stilistico alla base del disegno vuole essere una reinterpretazione moderna della fiaccola tradizionale in legno per cui è ora il metallo a prendere idealmente fuoco e a bruciare.
La sua forma dinamica ed innovativa ricorda sia la punta di uno sci che il monumento simbolo della Città di Torino, la Mole Antonelliana.
L’ingegnerizzazione, invece, ha dovuto tener conto in particolare di tre elementi espressivi: condizioni atmosferiche, visibilità televisiva e sicurezza del tedoforo.

Il viaggio come metafora
Nel contesto dei giochi moderni la fiamma olimpica ed il percorso dei tedofori è metafora dei valori positivi associati allo sport: come gli antichi messaggeri proclamavano la tregua, i tedofori moderni chiamano il mondo intero alla non belligeranza ed a concentrarsi sui giochi.Oggigiorno, alcuni mesi prima dell’apertura dell’Olimpiade viene organizzata una cerimonia nell’antico luogo delle Olimpiadi, il tempio di Olimpia. 

Ogni percorso ha la sua storia ed il suo tema che permette di scoprire la storia e la cultura di una nuova parte del mondo:

da Olimpia ad Atene: la fiamma viene accesa ed il suo spostamento avviene sotto l’organizzazione e la responsabilità del Comitato Olimpico Greco. Questo ha inoltre il compito di far giungere la fiamma da Olimpia fino all’antico stadio di Atene stadio di Atene dove nel 1896 si sono svolti i primi Giochi moderni.

da Atene fino alla città ospitante: è anch’esso organizzato dal Comitato Organizzatore dei Giochi che sceglie il tema e le regioni che vengono attraversate.

Ogni torcia ricorda eventi particolari:
Londra 1948: l’Europa usciva da un conflitto mondiale e la torch relay portava un messaggio di pace. Il primo tedoforo Corporal Dimitrelis si tolse l’uniforme militare prima di prendere la fiaccola.  Messico 1968: la torch relay ripercorse i passi di Cristoforo Colombo fino al nuovo mondo. L’idea era di era di rilevare il collegamento tra la civiltà mediterranea e quella dell’America Latina e tra la civiltà antica e il pre-ispanico. 

Mezzi di trasporto

Per la gran parte del tragitto la fiaccola olimpica viene portata da corridori, ma molti sono stati i mezzi di trasporto utilizzati: nel 1948 per nave, per attraversare la Manica, mentre fu trasportata in aereo per la prima volta nel 1952 per l’edizione di Helsinki.

Nel 1956, con sede a Melbourne, a causa di uno stretto ordinamento sulla quarantena vigente in Australia, le gare di equitazione furono disputate a Stoccolma: tutti i tedofori lì diretti viaggiarono a cavallo.

Nel 1976, la fiamma fu trasformata in un impulso elettronico: da Atene questo impulso fu inviato via satellite in Canada, dove un raggio laser fu utilizzato per riaccendere la fiaccola.

Nel 2000 edizione di Sidney, la fiaccola fu trasportata sott’acqua da sommozzatori, vicino alla Grande Barriera Corallina.
Altri insoliti mezzi di trasporto furono: la canoa, il cammello ed il ConcordeAltro modo per attirare l’attenzione mediatica è l’accensione del fuoco nello stadio: a Barcellona nel 1992, l’arciere delle Paralimpiadi Antonio Rebollo scoccò una freccia infiammata nel braciere dello stadio.

Due anni dopo, la fiaccola olimpica fu portata nello stadio di Lillehammer da un atleta.

www.olympictorchcollection.com

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