Poet’s corner

…pochi  trovano  senza  la  fatica  la  gioia

che  più  di  ogni  altra  cosa  dà  luce  alla  vita…

Pindaro



…e già nei banchi assisi,

tese ai remi le braccia, al suon l’orecchia

aspettavano il segno. I cori intanto

palpitando movea disio d’onore

a timor di vergogna. Avea la tromba

squillato appena, che in un tempoi remi

si tuffar tutti, e tutti i legni insieme

si spiccar da le mosse…

…nel primo uscire il primo avanti a tutti,

si vide Gia, mentre la gente freme:

e dopo di lui Cloanto che de’ remi

migliore assai, per la gravezza indietro

rimanea del suo legno. Indi del pari,

o di pocoinfra lor avean contesa

il Centauro e la Pistri; e quando entrambi

or le fronte avean giunte ed or le code…

…Via fratelli…

Ora è mestiero de remi, de le forze e del coraggio,…

…Ma chi ultimi arriviamo, ah non fratelli,

questa vergogna!…

…A cotal dir tutti insorgendo, a gara

steser le braccia, ed inarcare i dorsi,

e fer per avanzarsi estremo sforzo…

…Levossi al cielo un’altra voltail grido

del favor che facea la gente tutta

perchè i secondi diventasser primi…


da: “La regata” di Virgilio – ENEIDE

I ludi funebri in onore di Anchise



a Napoli

tutti,

almeno una volta,

hanno scritto quattro versi.

EDUARDO

 

 

a Giosuè, mio padre

occhi azzurri,

generoso,

burbero,

di buon appetito,

lavoratore instancabile,

non lasciava mai trasparire

la sua immensa dolcezza,

bisognava carpirla.

lo ricordo e lo ringrazio

per l’amore che mi ha profuso per la natura,

la stessa,

che me lo ha portato via.

 


oh bello innaffiare il giardino per far coraggio al verde!

dar acqua agli alberi assetati!

dài più che basti

e non dimenticare i cespugli delle siepi,

perfino quelli che non dàn frutto,

quelli esausti e avari.

e non perdermi di vista,

in mezzo ai fiori,

le male erbe, che hanno sete anche loro.

non bagnare solo il prato fresco,

o solo quello arido;

anche la terra nuda tu rinfrescala.

 

 

Tante foreste

Tante foreste strappate alla terra,

massacrate,

finite,

rotativizzate.

Tante foreste sacrificate per fornire la carta

ai miliardi di giornali che ogni anno

attirano l’attenzione dei lettori

sui rischi del disboscamento.

Jacques Prévert



Si sapisse…

Si sapisse quant’è bell’ ‘o canottaggio,

si sapisse quant’è bell’ ‘j ‘a vucà,

si sapisse comm’è bello cu’ ‘ll’amice a ridere e a pazzià.

si sapisse quant’è bello arrivà primmo

e aizà ‘e mmane all’aria;

si sapisse c’alleria, che gioia, quà felicità.

si sapisse che passione ca nce’ stà dint’a stu core

pe ‘sta vera prufessione.

si sapisse quantu tiempo ca se perde,

si sapisse quante storie se sò fatte,

si sapisse quanta gente se ne fotte ca t’e fatt’ ‘o core rutt,

restanno sempe a suppurtà.

si sapisse…

e allora dicisse:<<  quant’è bell’ ‘j a vucà >>

mimmo

 

 

Lentamente  muore

chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.

P. Neruda

 


Preghiera della Madre Terra

Quando venni a Te Madre ero nudo

Trovai in Te

Fiori per vestirmi

Piante per ripararmi dai Venti

Frutti e messi rigogliose di cui cibarmi

Fiumi dolci e fonti dove togliere la mia arsura

Proteggi o Madre ancora il mio fare

Lega le mie mani a semi giusti

Lega il mio cuore al tuo mattino

Lega la mia mente alla forza della tua sera

Non lasciare che l’oblio del vento

Mi allontani da Te

Non permettere che Io colga i tuoi frutti

Senza pensare a chi verrà

Accogli le mie sere

E fa che l’ultima di esse sia eterna

E Io povero Essere possa tornare a Te senza Timore.



… e se fatti… persone… o cose

creassero in te confusione

e solitudine

eleggi a tua guida la natura.

 


 


 



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