Scritti e pensieri

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Uno strano fenomeno

_______________________________________________marzo 1988

Uno scambio epistolare tra due luminari della fine del 700 ci riferisce circa una eccezionale moria diu pesci che periodicamentesi verificava nelle acque limpide del Lago Patria.

Lo strano fenomeno era oggetto di studio e di scambio di idee fra i due scienziati. Uno sosteneva che il fenomeno era dovuto a fulmini funesti che scaricandosi nelle acque del lago provocava la morte delle povere bestioline. L’altro, molto più saggio, faceva notare invece che essendo Patria un lago di origine vulcanica, ciò che causava la morte di cefali e spigole erano le esalazioni dei gas che si sprigionavano dal fondo delle acque.

Col passare del tempo, i gas tossici esaurirono la loro azione e i pesci, felici, saltando fuori dall’acqua, si ritrovavano a secco, ora nel pozzetto di uno skiff, ora in quello di un otto cosicchè a sera, la brace a casa dell’allenatore aveva che arrostire.

Successivamente, la costruzione selvaggia e incontrollata sulle rive del lago ha provocato un inquinamento senza pari e allora i pesci, disgraziati, saltavano sì fuori dall’acqua ma per prendere una boccata d’aria trasformando così il loro apparato respiratorio rendendolo simile a quello dell’uomo. Ma, come se non bastasse, durante il loro volo per la sopravvivenza, i pesci si scontravano, ahimè, con le dure pale di carbonio dei canottieri rimettendoci definitivamente le squame.

Mai un attimo di pace per i poveri pesciolini, penserete. E invece no. Come in ogni favola che si rispetti c’è sempre un lieto fine.

Pare che qualche settimana  f, durante i lavori di ripristino del Centro Remiero, il direttore dei lavori, molto sensibile ai problemi ambientali e della fauna del lago, abbia fatto realizzare una corsia apposita dove i pesci, durante le ragate di canottaggio possono finalmente sguazzare e saltare liberamente in acque limpide e senza rischiare la vita. Auguri!

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“Gesù Cristo quanno vede ‘a neve, spanne ‘o sole!”

_____________________________________________dicembre 2009


Rosario Agrillo, Luca De Maria, Andrea Caianiello e Fabrizio Gabriele

“Gesù Cristo laddove vede che c’è neve fa uscire il sole!”

Così recita un vecchio detto napoletano che invita tutti alla Speranza e a credere nella Provvidenza.

Il lavoro di un allenatore va quasi sempre oltre l’aspetto meramente tecnico; l’umanità con cui si pone nei confronti dei ragazzi che alleva è alla base della sua missione. Gli obiettivi agonistici si fondono e divengono tutt’uno, oppure passano spesso in secondo piano rispetto a quelli intermedi della maturazione psicologica e della strutturazione della personalità dell’uomo-atleta. Capita così che il percorso che si costruisce con i ragazzi conduce sì al risultato sportivo tanto agognato, ma nello stesso tempo, e magari senza aver toccato tutte le tappe, si può arrivare ad un bivio dove l’atleta imbocca la strada del suo futuro. Per tanti canottieri “posillipini” così è stato. E, con il lavoro e la speranza è arrivata la provvidenza! Gesù Cristo ha spase ’o sole! Ed io sono contento e fiero di loro anche se mi dispiace non percorrere più la stessa strada…

…ma, terminando con una citazione del profeta Kahlil Gibran che parla ai genitori a proposito dei figli, ” La vita è una strada che sempre procede in avanti e mai si ferma sul passato. Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti. È l’Arciere che guarda il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere; Poiché come ama egli il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco”.

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Pensieri praghesi

_______________________________________________agosto 2010

Giuseppe Abbagnale

Ho avuto la fortuna di visitare Praga la prima volta nel 1986, si disputavano proprio i mondiali Juniores, a Racice come quest’anno. Iridato nel singolo, iniziò la sua brillante carriera agonistica il napoletano Davide Tizzano. Rimasi incantato da quella “Praga magica” raccontata a pennello nel suo libro da Angelo Maria Ripellino. C’era ancora il Muro che divideva le due germanie e l’allora Cecoslovacchia subiva tutta l’influenza politica del tempo senza mai perdere quel suo spirito latente di sommossa intellettuale che partì con la Pražské jaro, la Primavera di Praga. Ci sono poi ritornato due anni dopo con il due senza di Pasquale Aiese (separato in casa da Marco Romano) e Franco Torta per tentare di imboccare la strada dei Giochi di Seoul.

Adagiata sulla Vltava (Moldava), in Boemia, la città delle mille guglie mi aveva preso l’anima; l’occidentalizzazione selvaggia con gli abbaglianti marchi commerciali la avrebbe deturpata di lì a qualche anno, dopo la caduta del Muro di Berlino, facendole perdere, a mio parere, quell’aria di raffinato mistero e, soprattutto, la lettura della sua strabiliante struttura architettonica ed urbanistica. Oggi il flusso di turisti forma un unico, figurato, serpentone che scorre lungo le vie del centro storico da Staré Mésto a Mala Strana fino ad arrivare a Hradcany passando per Karluv Most, il Ponte Carlo brulicante e chiassoso che impedisce anche all’orecchio più attento di “ascoltare la Vltava” di Smetana.

Siamo nel 1993 i mondiali assoluti mi riportano a Praga; Karluv Most ha visto passare tanta acqua sotto le sue arcate e altrettanta ne ha solcato il due con dei fratelli Abbagnale che dal 1981 al 1991 hanno dominato la scena internazionale vincendo due Olimpiadi e una manciata di titoli iridati. La loro corsa viene arrestata, ironia della sorte da altri due fratelli, inglesi, John e Greg Searle (quest’ultimo sarà il veterano dell’otto britannico che difenderà i colori della union jack ai Giochi di Londra), che a Barcellona, in un rush al cardiopalma d’un soffio entrarono nell’olimpo. I Fratelloni non si arresero e proprio qui a Racice ,sotto la guida vigile del dott. Giuseppe La Mura, che intanto aveva preso le redini del canottaggio italiano, tentarono di rifarsi della sconfitta olimpica chiudendo, ancora secondi dietro i Big Brothers britannici, una pagina epica del canottaggio italiano.

Oggi, mentre ero a caccia di immagini, mi è capitato di vedere tra il pubblico intento a ripararsi dalla pioggia nientedimeno che Giuseppe Abbagnale. Indossando orgogliosamente un impermeabile rigorosamente azzurro con ricamo dorato dei cerchi olimpici, Giuseppe copre a Racice il doppio ruolo di dirigente della gloriosa sezione canottaggio del C.N. Stabia nonché quello di genitore di Vincenzo, terzo carrello dell’otto con timoniere che in batteria si è guadagnato la finale diretta con il miglior tempo. Ordunque, se qui a Racice Giuseppe insieme a Carmine guidati da Peppiniello chiusero un’epoca, Vincenzo, proprio qui a Racice, potrebbe iniziare una nuova era Abbagnale.

Alla stessa stregua almeno altre due barche potrebbero ben figurare nelle finali di domenica lasciando sperare i tifosi Non siamo superstiziosi, sappiamo troppo bene che è il lavoro che paga, ma è sempre bene incrociare le dita! Il solo cognome ancora oggi è garanzia di tiratura per le testate giornalistiche ed è manna dal cielo per i redattori che hanno filo per ricamare. Di contro, ahimè, un cognome cosi pesante rischia di oscurare, suscitando non poche gelosie, come è accaduto per il passato, qualche altro atleta altrettanto meritevole di gloria.

Nel volano dei miei pensieri praghesi mi sono chiesto ad un certo punto perché, in un’ottica di comunicazione mediatica di sicuro ritorno di immagine visto i personaggi di cui stiamo parlando, non si è pensato per esempio ad invitare in tribuna d’onore non solo Giuseppe accompagnato da Carmine e Peppiniello, ma anche Agostino, futuro responsabile del College remiero di Piediluco, e ancora il dott. Piero Poli, Gianluca Farina, Davide Tizzano, compagni di un quadruplo, barca che darà grandi soddisfazioni al remo italiano… e ancora! Le strategie sono tante. Allenare è un’arte, comunicare anche! Ma questi sono solo dei miei pensieri praghesi! In bocca al lupo ragazzi!

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…ecco perché!

____________________________________________febbraio 2011

mi piace il canottaggio perché quando cominciaia praticarlo

le barche e i remi erano di legno…
ed io amo il legno!

mi piace il canottaggio perché 150 anni orsono Garibaldi sbarco’, a remi, a Marsala;

poi proseguendo a cavallo riunì l’Italia…
noi, ancora a remi, sulla dorsale appenninica facciamo un po’ di fatica!

mi piace il canottaggio perché siamo tutti sulla stessa barca!
pero’ remiamo tutti contro…
non ho ancora capito il perché!

mi piace il canottaggio perché siamo una grande famiglia,

con tanti separati in casa, tanti amori, tanti tradimenti,

insomma, tanti casini!

mi piace il canottaggio perché insegna tanti valori…

pur non avendo una borsa!

mi piace fare l’allenatore di canottaggio perché contrariamente

a quello di football esorto semplicemente a tirare…

mai calci!

mi piace il canottaggio perché ho conosciuto molti amici,

… che poi sono diventati nemici!

mi piace il canottaggio perché sulla mia strada ho incontrato molti nemici,

…che poi sono diventati amici!

non capisco perche’ il canottaggio prima era “vero”

e adesso non lo e’ più!

mi piace il canottaggio perché ci sono poche giacche blu…

ma non mi piace perche’ quelle che ci sono, a volte, sono blu notte!

mi piace il canottaggio perché mi ha fatto girare il mondo…

ma a volte anche le palle!

mi piace il canottaggio perché sogni tutta la vita…
sperando di svegliarti prima o poi!

mi piace il canottaggio perché vogliamo andare sempre più veloci…
ma quanto tempo impieghiamo per cambiare
piccole abitudini di comodo!

mi piace il canottaggio perché in barca si sta zitti e si riflette…
poi a terra si discute e si corregge!

mi piace il canottaggio perché quando sei all’arrivo

puoi urlare le tue ragioni…
ma se NON continui a farlo hai vanificato ogni sforzo!

mi piace il canottaggio sin da quando i Tony erano Bassi!

mi piacerebbe vedere i nostri  Presidenti Gandola e Ustolin nel proprio peso forma…

mi piacerebbe vedere
Beppe de Capua con i capelli,

Giuseppe Polti a 70 kg,
Antonio Baldacci sotto i 23 anni,

Josy Verdonkschot in tailleur e tacchi a spillo,

Paolo Di Nardo agli esami universitari,
Claudio Romagnoli correre nei senior.

Ho dolore a non vedere Renzo Sambo accanto a Paola Grizzetti

mi piace il canottaggio perché faccio parte dell’Anac!

e mi sento forte accanto a voi nel condividere le nostre esperienze educative…

mi piace il canottaggio perché sono convinto che prima o poi il tecnico rappresentante in consiglio federale sara’ volontà ed espressione di tutti gli allenatori associati

mi piace il canottaggio!

mi piace il canottaggio perchè ho capito che…

È la volontà che fa l’uomo grande o piccolo.
(Friedrich von Schiller)

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